Opere di Valentina Lucarini Orejón

— Statement

Sono cresciuta in una fonderia. Non come metafora. Letteralmente. Prima di capire cos’è una scultura, ho capito il fascino della trasformazione — il momento in cui il liquido diventa solido e prende la forma dell’impronta dentro la terra, il calore si ritira e lascia qualcosa di permanente: è così che la materia si trasforma.

Il mio lavoro sugli ex-voto contemporanei fusi in bronzo a cera persa comincia da lì. La cera persa non è solo una tecnica: è un processo in cui qualcosa brucia per fare spazio a qualcos’altro. La cera scompare; il bronzo rimane. C’è già un atto votivo in quel gesto — sostituzione, sacrificio, l’offerta di una forma all’impermanenza.

Quella grammatica sensoriale è stata il primo linguaggio attraverso cui ho imparato a leggere il mondo, e resta la struttura profonda di tutto quello che faccio. Non l’ho imparato, semplicemente è stato raccolto dai sensi, prima che dalla testa; un sapere che si deposita nel corpo per esposizione, a pelle e che diventa la grammatica plastica e il linguaggio simbolico del mio lavoro. Un linguaggio che viene da lontano — dalla prima infanzia, dove riempivo i block notes di mani, teste, piedi, tutto con la penna bic. E parti, solo e sempre parti. Oggi, sulla cera, prima del fuoco, incido. Cuori, occhi, mani. Piccoli segni votivi su una pelle destinata a sparire. Il bronzo li trattiene, conserva ciò che ho inciso su un corpo che non c’è più. Una mano dentro una mano. Un cuore dentro un cuore. Il votivo dentro il votivo.

Quando da adulta ho riconosciuto l’ex-voto al centro del mio lavoro, non scoprivo un linguaggio nuovo. Nominavo qualcosa che già mi attraversava, solo che per esprimerlo usavo una nuova voce e un nuovo codice alfabetico: crogioli, stampi di terra, il vapore del bronzo fuso, il sibilo dei forni, l’odore della cera, il calore del crogiolo, il silenzio teso dei minuti prima della fusione. E gli scaffali. Mani, piedi, teste, calchi frammenti, reliquie. Quell’ambiente era già una Wunderkammer prima che sapessi cosa fosse.

Lavoro la materia in cui il sacro prende corpo. Devozione e abbandono. Intimità e materia che resta. Antropologia vissuta. Animismo laico, italiano e spagnolo. Il corpo come archivio, la materia come memoria.